Quello che sta attraversando l’Unione Appennino Reggiano in queste settimane è un momento fortemente attivo e propositivo, su progetti importanti che riguardano diversi aspetti significativi delle comunità che vivono la montagna.
Un momento sul quale interviene il Presidente dell’Unione e Sindaco di Castelnovo Monti, Emanuele Ferrari: “Le azioni che stiamo portando avanti sono diverse e tutte molto rilevanti su settori e obiettivi strategici. Di recente, ad esempio, abbiamo tenuto un comitato di distretto in Unione in cui abbiamo deciso gli investimenti sul 2026 per lo sviluppo di servizi per anziani e disabili, fra i quali rientrano anche i centri di socialità. Tra questi centri di socialità, che dovrebbero essere 5, ci sarà anche quello che avevamo approvato sia in consiglio comunale di Castelnovo sia nel Consiglio dell’Unione, il cosiddetto “Caffè Alzheimer”. Mi sembra di poter dire che sia un primo segno del fatto che l’Unione agisce e lavora in modo molto concreto: magari non esce usando toni eclatanti ma costruisce il più possibile percorsi di benessere per i propri cittadini, e lo fa a partire dalla popolazione più fragile. È un dato di fatto. Un secondo tema rilevante è il patrimonio destinato relativo alla gestione della Cra Don Cavalletti, dopo l’incontro che si è svolto il 4 febbraio scorso è stato dato il via all’iter di assegnazione dei lavori di riqualificazione della struttura di Poiago che interesseranno tutto il 2026. Si sta parlando costantemente poi, nell’ambito della giunta dell’Unione, del Consiglio di amministrazione dell’Azienda Speciale Consortile Appennino Reggiano. Da statuto il CDA dell’Asc, che inizialmente era di 3 membri, è stato allargato fino a un massimo di 5, ma non è un numero da raggiungere obbligatoriamente. Se sono presenti due membri nel CDA, si tratta di un Consiglio regolarmente costituito e in grado di svolgere le sue funzioni. Aggiungo che il CDA è un organo di governance importante, ma, come ben dimostrano i fatti, le attività dell’Azienda Speciale potrebbero anche prescindere dall’attività del Consiglio, perché l’Asc ha un direttore generale ed ha dei responsabili di area: per il cinema – teatro ha un direttore artistico, Giovanni Mareggini; per l’area socio educativa il dottor Massimo Maini; per la CRA Don Cavalletti il direttore Marco Bezzi. Professionisti che affiancano la direttrice generale Simona Cecchini e la presidente del CDA Mara Valentini, nella governance dell’azienda. Sono persone di alto profilo, con vaste competenze e che godono di piena fiducia nell’ambito dell’Unione, per cui non abbiamo alcuna preoccupazione per come stanno andando le azioni e le attività dell’Asc. Abbiamo anche richiesto che l’Asc presenti il bilancio di previsione entro il mese di marzo. Ed arriveremo sempre entro marzo alla nomina di tre membri del CDA. Quindi garantiamo che entro la primavera ci sarà un Consiglio rinnovato di almeno tre persone e stiamo mettendoci di nuovo in una ricerca delle altre due. Però trovo la polemica su CDA sì o CDA inutile oltre che strumentale, perché gli organi di governance dell’Azienda non sono soltanto il Consiglio. Aggiungo che individuare persone che possano entrare nel CDA non è per niente facile per diversi motivi: avremo svolto oltre 20 colloqui con persone che poi hanno declinato, perché per questo ruolo non vengono riconosciuti neanche i gettoni di presenza e non è nemmeno possibile richiedere rimborsi chilometrici se i consiglieri vengono da lontano. È anche difficile ipotizzare la sottoscrizione di una assicurazione personale rispetto alle responsabilità che ricoprono per tale ruolo, e parliamo di responsabilità che, data la natura dei servizi che eroga l’ASC, è altissima. Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di dire che senza l’Azienda speciale, l’Unione Montana e il Comune di Castelnovo non avrebbero un cinema – teatro, non avrebbero un centro per le famiglie, non avrebbero un’attenta tutela dei minori, non gestirebbero in forma pubblica una Casa residenza anziani, non avrebbero gli psicologi scolastici, non avrebbero adeguate politiche educative domiciliari e scolastiche. Non avrebbero nemmeno le politiche giovanili di alto livello, che sono state finanziate sulla legge 14 per quasi 200.000 euro sul bando del 2025 per il 2026 e 2027. Vorrei invitare anche coloro che fanno politica legata ai partiti, se vogliono, a un momento di incontro con i vertici politici e tecnici dell’Unione, in cui ci spieghino quali sono le controproposte che hanno rispetto a questa gestione a loro parere così negativa dell’Asc, che in realtà non sta facendo altro che portare benessere alla popolazione dell’Appennino. Concludo dicendo che bisognerebbe uscire, secondo me, dall’idea delle appartenenze partitiche, perché è vero che il Presidente dell’Unione è iscritto al Partito Democratico. Può essere che ci siano sindaci degli altri Comuni dell’Unione che siano iscritti ad altri partiti ed è loro facoltà dirlo oppure no. Certamente però l’Unione non sottostà a un presunto monopolio della sinistra. Anzi: attualmente la maggior parte dei sindaci in Giunta provengono da percorsi civici alternativi al centrosinistra. Credo che la presenza di percorsi politici e sensibilità diverse sia un valore aggiunto: alla fine riusciamo a trovare sempre una sintesi fra queste differenze e ciò si riflette sulle scelte fatte per il nostro territorio e per la sua popolazione. Poi è chiaro che ogni Sindaco segue con attenzione diversa i temi sui quali ha maggior interesse e competenze specifiche. Nei prossimi giorni distribuirò anche le deleghe di questa nuova fase della presidenza: mi sembrava corretto finire l’anno 2025 per poi ragionare coi sindaci sulla distribuzione degli incarichi per il 2026 e il 2027, almeno fino al mese di maggio che è la data della scadenza del mio secondo mandato”.
