Home Casalgrande Casalgrande: approvate le tariffe TARI 2026

Casalgrande: approvate le tariffe TARI 2026

Casalgrande: approvate le tariffe TARI 2026

Il Consiglio comunale di Casalgrande ha approvato, nella seduta di venerdì 31 luglio, le tariffe della Tassa sui rifiuti per il 2026. La manovra ha mantenuto invariata la TARI per tutte le utenze domestiche, con un aumento pari allo 0%.

Nel bacino di Reggio Emilia il Piano economico finanziario 2026 ha registrato un incremento medio dei costi del 4,6%. L’ammontare complessivo viene determinato secondo il metodo regolatorio definito da ARERA, all’interno di un percorso che coinvolge il gestore e ATERSIR. Il Comune è chiamato a recepire il Piano per quanto riguarda la quantificazione dei costi, conservando la competenza sulla successiva articolazione delle tariffe.

Per Casalgrande, il Piano avrebbe inizialmente comportato un incremento del 2,42%. L’impiego di complessivi 83.742,67 euro, portati in riduzione del fabbisogno tariffario, ha consentito di contenere l’aumento effettivo all’1,30%.

Le risorse sono derivate per 10.342,07 euro dal contributo del Ministero dell’Istruzione per il servizio rifiuti nelle scuole statali; per 36.076,97 euro dall’attività di contrasto all’evasione, principalmente in relazione a superfici non dichiarate; e per 37.323,63 euro dalle sanzioni in materia ambientale. Il lavoro svolto dagli uffici e le somme recuperate hanno quindi permesso di ridurre sensibilmente l’incremento inizialmente previsto.

La scelta compiuta dall’Amministrazione comunale ha consentito di evitare qualsiasi aumento per tutte le famiglie di Casalgrande. Pur a fronte della crescita complessiva dei costi del servizio, le tariffe applicate alle utenze domestiche sono rimaste invariate rispetto al 2025.

L’aumento del Piano economico finanziario è stato distribuito tra le utenze non domestiche attraverso una rimodulazione differenziata. La maggior parte delle categorie economiche – comprese le attività commerciali, i pubblici esercizi, le botteghe artigiane e numerosi servizi – ha registrato un incremento del 4,20%.

La rimodulazione è stata definita secondo principi di equità, proporzionalità, sostenibilità e sussidiarietà, prestando particolare attenzione alle attività economiche più fragili o maggiormente esposte alle difficoltà congiunturali ed evitando un aumento indistinto e uniforme per l’intero sistema produttivo e commerciale.

«Il Comune riceve un Piano economico finanziario determinato attraverso un percorso regolatorio del quale non può modificare unilateralmente l’ammontare complessivo – ha dichiarato il Sindaco Giuseppe Daviddi –. Nella parte di nostra competenza abbiamo però compiuto una scelta politica precisa: tutelare le persone e le famiglie e distribuire l’incremento secondo criteri di equità, proporzionalità, sostenibilità e sussidiarietà, evitando che l’aumento ricadesse indistintamente su tutta la comunità».

«Abbiamo scelto di non apportare alcun aumento alle tariffe delle utenze domestiche, mantenendo quindi invariata la TARI per tutte le famiglie di Casalgrande – ha aggiunto la Vicesindaco e Assessore al Bilancio e Tributi Valeria Amarossi –. È una decisione precisa, assunta mettendo al centro la persona e la tutela dei nuclei familiari. Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà che attraversano anche le attività economiche, in un contesto congiunturale complesso, condizionato dalle tensioni internazionali e dall’aumento generale dei costi».

«Attraverso una rimodulazione interna alle diverse categorie economiche – ha concluso Amarossi – abbiamo cercato di rendere il prelievo maggiormente equilibrato ed equo, con particolare attenzione alle attività più esposte. Si è trattato di un lavoro tecnico e politico insieme, orientato a garantire l’equilibrio economico del servizio e, contemporaneamente, a tutelare le famiglie e il tessuto economico del territorio».

LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO DAVIDDI:

Il Consiglio comunale ha approvato le tariffe TARI per il 2026. Voglio spiegare con chiarezza la scelta compiuta, ma anche partire da una riflessione che considero ormai necessaria.

Il Piano economico finanziario del servizio rifiuti, che il Comune trasferisce interamente al gestore, viene determinato attraverso un percorso regolatorio definito da ARERA, che coinvolge il gestore e ATERSIR. Il Comune non può modificarne unilateralmente l’ammontare complessivo: riceve il Piano ed è chiamato a sostenerne i costi attraverso le tariffe.

Contemporaneamente, Iren – il gruppo che gestisce il servizio e il cui capitale è detenuto per oltre la metà da soci pubblici – ha chiuso il 2025 con un utile netto di 301 milioni di euro, in crescita del 12%.

Non sostengo che l’utile complessivo del Gruppo coincida con il risultato economico del solo servizio rifiuti. Sostengo però che, davanti a costi che continuano ad aumentare per Comuni, famiglie e imprese, questo dato imponga una riflessione seria.

Una società a maggioranza pubblica non può limitarsi a trasferire sui territori l’aumento dei costi come se fosse un fatto inevitabile, mentre continua ad accrescere i propri risultati economici. Ritengo che esistessero le condizioni per contenere maggiormente gli incrementi, pur mantenendo un utile importante, dando così un segnale concreto alle comunità in una fase economica e geopolitica particolarmente difficile.

La scelta compiuta a Casalgrande

Per il bacino di Reggio Emilia, il Piano economico finanziario prevedeva un aumento medio del 4,6%. Per Casalgrande l’incremento iniziale era del 2,42%.

Grazie al contributo ministeriale per il servizio rifiuti nelle scuole, all’attività di recupero delle superfici non dichiarate e alle sanzioni ambientali, abbiamo conten l’aumento complessivo all’1,30%.

A quel punto abbiamo dovuto decidere come distribuirlo.

Abbiamo compiuto una scelta politica precisa: nessun aumento per le famiglie di Casalgrande. Per tutte le utenze domestiche la variazione rispetto al 2025 sarà pari allo 0%.

Non abbiamo invece applicato alle attività economiche un aumento uguale e indistinto. Abbiamo rimodulato le tariffe tra le diverse categorie, cercando di tutelare maggiormente quelle più fragili o esposte alle attuali difficoltà congiunturali.

La persona e le famiglie con la loro capacità contributiva al centro

L’articolo 53 della Costituzione stabilisce che tutti sono chiamati a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva e che il sistema tributario deve essere improntato a criteri di progressività.

È un principio che considero fondamentale e che deve ispirare anche le scelte compiute a livello locale.

Ritengo troppo semplicistico ridurre tutto all’affermazione: “ognuno deve pagare esclusivamente per i rifiuti che produce”. La produzione dei rifiuti deve certamente essere considerata, ma un tributo deve tenere conto anche della condizione economica e sociale di chi è chiamato a sostenerlo.

Una famiglia, specialmente se numerosa, produce inevitabilmente rifiuti attraverso la propria quotidianità. Ma una famiglia con figli rappresenta anche un valore per l’intera comunità. Non ritengo giusto che venga penalizzata proprio nel momento in cui il costo della vita, dei servizi e dei beni essenziali continua ad aumentare.

Chi dispone di una maggiore capacità economica è chiamato a contribuire in misura maggiore. Non si tratta di contrapporre famiglie e imprese, né di ignorare le difficoltà del nostro sistema produttivo e commerciale. Significa esercitare una responsabilità pubblica, distribuendo il peso in modo equo, proporzionato e sostenibile.

Differenziare deve produrre anche un beneficio economico

Sul piano ambientale la mia posizione è altrettanto chiara: dobbiamo produrre meno rifiuti, differenziare sempre meglio e recuperare una quantità crescente di materiali.

Ma proprio per questo dobbiamo porci una domanda: se cittadini e territori adottano comportamenti sempre più virtuosi, perché questa maggiore qualità non determina anche una riduzione, o almeno un contenimento più evidente, dei costi di gestione?

Non possiamo chiedere alle persone di differenziare sempre di più, con un impiego significativo di tempo, energie e sensibilità ambientale e, contemporaneamente, presentare ogni anno un conto più alto. La responsabilità non può essere collocata soltanto sull’ultimo anello della catena, cioè sul cittadino che si ritrova l’imballaggio tra le mani.

Una maggiore differenziazione deve produrre benefici ambientali, ma deve riuscire a generare anche vantaggi economici riconoscibili per le comunità che si comportano correttamente.

Un lavoro da proseguire insieme

Voglio ringraziare la Giunta, i consiglieri di maggioranza, gli uffici comunali e anche i gruppi di minoranza per il confronto costruttivo sviluppato in Consiglio comunale. Sul percorso che ha portato a questa redistribuzione non è stato espresso alcun voto contrario.

È stata inoltre accolta la mia proposta di ritrovarci e lavorare insieme a ulteriori soluzioni, da proporre ai soggetti competenti, per rendere il sistema tariffario della TARI ancora più equo e puntuale, con una particolare attenzione alle attività commerciali e produttive che attraversano situazioni di maggiore difficoltà.

Possiamo e dobbiamo migliorare ancora. Ma la direzione che abbiamo scelto è chiara: conti in ordine, persone e famiglie al centro e servizi pubblici chiamati a rispondere fino in fondo alle esigenze delle comunità.