
L’Amministrazione comunale di Casalgrande ribadisce la propria netta contrarietà alla realizzazione, nella localizzazione proposta a Salvaterra, dell’impianto di accumulo elettrochimico BESS per il quale la società Atlas Storage 8 Srl ha presentato istanza nell’ambito di un procedimento di Autorizzazione Unica di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Un progetto di grandi dimensioni in area agricola
Secondo la sintesi non tecnica presentata dalla società proponente, l’intervento interesserebbe un’area agricola di circa 4,4 ettari, in prossimità della SP51 e di via Case Secchia. Il progetto descrive un sistema con una potenza di 225 MW sia in ingresso sia in uscita, articolato in 48 isole BESS e composto, tra gli altri elementi, da 192 cabinati contenenti batterie al litio-ferro-fosfato, 48 cabinati PCS con inverter e trasformatori, 16 container ausiliari e 10 container per il deposito di materiali. Il collegamento alla Rete di Trasmissione Nazionale avverrebbe attraverso un cavidotto interrato di circa 1.284 metri diretto alla stazione elettrica “Rubiera”.
Nella documentazione relativa al procedimento e nei quesiti istruttori predisposti dal Comune l’impianto è indicato come BESS da 250 MW, mentre la sintesi progettuale descrive una potenza operativa di 225 MW: anche questo è un elemento che dovrà essere chiarito nelle sedi tecniche competenti.
Le iniziative assunte dal Comune
La comunicazione relativa all’istanza è pervenuta al Comune il 14 maggio 2026. L’Amministrazione si è immediatamente attivata per approfondire caratteristiche, dimensioni e ricadute dell’intervento, confrontandosi con la società proponente e manifestando la propria contrarietà alla localizzazione individuata. Il 29 maggio l’Ufficio Ambiente ha quindi trasmesso al Ministero le valutazioni tecniche del Comune, contestando in particolare l’estensione dell’intervento e il suo posizionamento su suolo agricolo, all’interno di un territorio già fortemente interessato da insediamenti produttivi, infrastrutture e consumo di suolo.
Successivamente l’Amministrazione ha predisposto una serie articolata di quesiti destinati al Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Reggio Emilia, con l’obiettivo di acquisire chiarimenti puntuali sugli aspetti di prevenzione incendi, sulla tutela dell’ambiente e sull’eventuale assoggettabilità dell’impianto alla disciplina relativa agli stabilimenti a rischio di incidente rilevante.
«La nostra posizione è netta: riteniamo che un impianto di queste dimensioni non debba essere autorizzato nella localizzazione individuata a Salvaterra – dichiara il Sindaco Giuseppe Daviddi –. Il Comune si è attivato immediatamente, ha esaminato la documentazione, formulato le proprie osservazioni e sottoposto agli organismi competenti una serie di quesiti tecnici. Non intendiamo sostituirci a chi deve fornire le valutazioni specialistiche, ma pretendiamo che ogni aspetto riguardante la sicurezza delle persone, la tutela dell’ambiente, delle risorse idriche e del territorio venga approfondito prima di qualsiasi decisione».
Sicurezza e tutela ambientale: i chiarimenti richiesti
I quesiti formulati dal Comune riguardano innanzitutto l’inquadramento dell’impianto rispetto ai controlli di prevenzione incendi e l’applicabilità delle linee guida dei Vigili del fuoco ai sistemi di accumulo stand-alone. Sono state richieste verifiche sull’adeguatezza delle misure previste per prevenire, rilevare e contenere il fenomeno del thermal runaway, ovvero la fuga termica che può propagarsi tra celle, moduli e unità, e sulla congruità delle distanze di sicurezza dagli insediamenti abitati.
Gli approfondimenti richiesti interessano inoltre la disponibilità idrica necessaria per un eventuale raffreddamento prolungato, il piano di emergenza, la sostenibilità degli interventi di soccorso e i sistemi di raccolta, contenimento e trattamento delle acque di spegnimento potenzialmente contaminate. Ulteriori quesiti riguardano la possibile formazione e dispersione di gas e fumi nocivi, gli scenari incidentali innescati da eventi naturali – con particolare riferimento ai rischi sismico e idraulico – e le modalità di gestione, recupero e smaltimento delle batterie al termine della vita dell’impianto.
Il Comune ha infine chiesto di verificare l’eventuale assoggettabilità del progetto al decreto legislativo 105 del 2015, la cosiddetta disciplina Seveso. Tale verifica richiede la conoscenza della capacità energetica complessiva in MWh, della chimica delle celle e della massa totale dell’elettrolita presente nell’impianto. Si tratta, come precisa la scheda comunale, di richieste di chiarimento e non di conclusioni tecniche già acquisite: la valutazione spetta al proponente e agli organismi competenti.
«Abbiamo ritenuto necessario porre domande tecniche precise, affinché ogni profilo venga esaminato sulla base di dati completi e verificabili – sottolinea l’Assessore all’Ambiente Domenico Vacondio –. Le dimensioni dell’impianto, la sua collocazione in area agricola, la vicinanza a insediamenti abitati e la particolare sensibilità del territorio sotto il profilo idrico richiedono risposte puntuali. La transizione energetica è necessaria, ma deve avvenire attraverso interventi sostenibili, correttamente localizzati e accompagnati dalle più rigorose garanzie per le persone e per l’ambiente».
Le competenze del Ministero e il ruolo del Comune
Il procedimento autorizzativo è di competenza statale e il parere espresso dal Comune non ha carattere vincolante. L’Amministrazione può tuttavia presentare osservazioni, rappresentare le criticità urbanistiche, ambientali e territoriali, richiedere approfondimenti e partecipare alle sedi istruttorie previste dal procedimento.
«Consideriamo molto grave che un Comune chiamato a ospitare un impianto di questa portata non disponga di un ruolo determinante nella decisione finale – prosegue Daviddi –. Chi conosce il territorio, le abitazioni, le attività presenti, le risorse idriche e le fragilità ambientali dovrebbe essere coinvolto pienamente fin dall’inizio dell’istruttoria, non soltanto informato quando il procedimento è già avviato. Pur nei limiti delle nostre competenze, utilizzeremo fino in fondo tutti gli strumenti disponibili per rappresentare la contrarietà del Comune».
La valutazione economica
«Esiste infine un tema economico che non può essere ignorato – aggiunge Daviddi –. I sistemi di accumulo possono svolgere una funzione utile per la stabilità della rete, ma rappresentano anche un’importante opportunità di profitto attraverso l’acquisto, l’accumulo e la successiva immissione dell’energia. È legittimo che un soggetto privato persegua un ritorno economico, ma non possiamo accettare che la convenienza finanziaria prevalga sulla sicurezza, sulla tutela del territorio e sull’interesse generale. Se infrastrutture di questa portata sono considerate strategiche per la rete nazionale, occorrono una regia pubblica chiara, regole trasparenti e garanzie affinché costi e rischi non ricadano sulle comunità chiamate a ospitarle».
Piena disponibilità al confronto in Commissione
In merito alla richiesta di convocazione urgente di una Commissione consiliare avanzata dai gruppi di opposizione, l’Amministrazione conferma la propria piena disponibilità al confronto e alla condivisione degli atti acquisiti e prodotti.
«La richiesta delle opposizioni rientra pienamente nelle prerogative del Consiglio comunale – conclude il Sindaco –. Siamo disponibili a illustrare il percorso compiuto e a mettere a disposizione tutti gli elementi raccolti. Le risposte che attendiamo dagli organismi tecnici consentiranno di arricchire ulteriormente l’approfondimento, ma la nostra posizione e le iniziative già assunte sono chiare. La trasparenza non è una concessione: è il metodo con cui vogliamo affrontare le questioni più importanti per la comunità».
L’Amministrazione continuerà a seguire ogni fase del procedimento, aggiornando il Consiglio comunale e la cittadinanza sugli sviluppi e ribadendo nelle sedi competenti la propria contrarietà alla localizzazione proposta.
