
Domani, mercoledì 23 settembre, alle ore 9:30, nei saloni di rappresentanza della Prefettura di Reggio Emilia, sarà conferita alla memoria del casalgrandese Stefano Ruini la Medaglia d’Onore destinata ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti e impiegati nel lavoro coatto durante la Seconda guerra mondiale. A ritirare il riconoscimento sarà la figlia Paola Ruini.
Alla cerimonia, durante la quale saranno ricordati complessivamente 24 Internati Militari Italiani legati alla provincia reggiana, il Comune di Casalgrande sarà rappresentato dall’assessore alle Politiche sociali Marco Cassinadri. Compatibilmente con gli impegni istituzionali, potrà essere presente anche il sindaco Giuseppe Daviddi. L’iniziativa si svolgerà con la collaborazione di Istoreco, che proporrà un intervento sul significato della Giornata, e con la partecipazione dei musicisti del Conservatorio Peri-Merulo.
Stefano Ruini nacque a Casalgrande il 17 ottobre 1922, figlio di Domenico, e lavorava come contadino. Fu catturato a Tolone il 9 settembre 1943, all’indomani dell’armistizio, e internato in Francia. La sua prigionia durò 324 giorni, fino alla liberazione del 29 luglio 1944.
Il foglio matricolare di Stefano Ruini consente di aggiungere ulteriori elementi alla sua storia. Iscritto con il numero di matricola 17061 presso il Distretto militare di Reggio Emilia, Ruini fu chiamato alle armi il 4 febbraio 1942 e, dal giorno successivo, risulta in servizio presso il 36° Fanteria a Modena. Il documento militare conferma inoltre che il 9 settembre 1943 fu catturato dalle forze tedesche in territorio francese.
La sua vicenda appartiene alla storia degli oltre 600.000 militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati dalle forze tedesche e deportati nei territori controllati dal Reich. Classificati come Internati Militari Italiani, furono privati delle garanzie riconosciute ai prigionieri di guerra, sottoposti alla fame, alle privazioni e al lavoro coatto. Alla possibilità di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e tornare a combattere al fianco della Germania nazista, la grande maggioranza oppose un netto rifiuto.
«Affrontiamo un tema ancora oggi, purtroppo, sconosciuto a molti: quello degli Internati Militari Italiani – sottolinea l’assessore Marco Cassinadri -. Nove prigionieri italiani su dieci respinsero gli inviti dei nazisti e dei fascisti ad aderire alla Repubblica Sociale e la promessa di poter rientrare in Italia. Quel rifiuto, assunto in condizioni drammatiche e pagato con la permanenza nei lager, la fame, le privazioni e, in molti casi, con la vita, rappresentò una vera forma di Resistenza senz’armi».
Il riconoscimento assume per Cassinadri anche un significato personale e familiare: «Solo nel giugno del 1985 diversi IMI, tra cui mio nonno Lepido, ricevettero il Diploma d’onore al combattente per la libertà d’Italia 1943-1945 – Internato Militare Non Collaborazionista, firmato dall’allora ministro della Difesa Giovanni Spadolini e dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ricordare e onorare la memoria degli IMI, come quella di Stefano Ruini, ed essere presenti alla cerimonia in Prefettura rappresenta per me un vero onore».
La consegna della Medaglia d’Onore giunge pochi giorni dopo la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, celebrata il 20 settembre e istituita con la legge 13 gennaio 2025, n. 6.
Casalgrande ha dedicato particolare attenzione a questa pagina della storia anche in occasione delle celebrazioni dello scorso 25 Aprile, attraverso una mostra rivolta alla comunità e alle nuove generazioni. Un percorso di conoscenza e memoria che prosegue con il riconoscimento conferito a Stefano Ruini.
«La storia è fatta e vissuta da persone, con i loro sentimenti, i loro desideri e i loro problemi – conclude Cassinadri -. Dietro ogni numero, ogni documento e ogni riconoscimento ufficiale vi è una persona, con la propria famiglia, i propri affetti, le proprie paure e le proprie speranze. La Medaglia d’Onore a Stefano Ruini rende omaggio alla sua vicenda e, attraverso di lui, a tutti gli uomini che seppero dire no, pagando un prezzo altissimo per la propria scelta».
