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Riforma dei porti, l’affondo di de Pascale: «Ascoltate i territori»

Riforma dei porti, l’affondo di de Pascale: «Ascoltate i territori»“Il piano strategico della portualità è giusto che venga definito a livello nazionale, ma coinvolgendo i territori. Come Regione Emilia-Romagna abbiamo formalmente chiesto al Governo di fermarsi sulla nuova riforma dei porti, che accentra a Roma la gestione amministrativa e operativa, sottraendo alle Autorità di sistema portuale competenze e risorse che devono rimanere saldamente in capo a questi enti, e non garantisce il coinvolgimento dei territori nella definizione delle scelte strategiche”.

È quanto afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, intervenuto nel corso dell’audizione della Conferenza delle Regioni davanti alla Commissione Trasporti della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di riforma della governance portuale. Un provvedimento che punta a ridefinire l’assetto del sistema portuale nazionale e la ripartizione delle competenze tra livello centrale, Autorità di sistema portuale e territori.

“Addirittura, il Governo vorrebbe togliere alle Autorità di sistema portuale la manutenzione straordinaria- prosegue de Pascale-. Penso ai porti di Trieste, Palermo, Genova o Ravenna: per svolgere anche una semplice attività di manutenzione dovrebbero andare a battere i pugni sulla porta a Roma, pietendo qualche intervento”.

Nel corso dell’audizione il presidente ha quindi richiamato le principali criticità del provvedimento, dalla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni agli effetti della riforma sulla governance del sistema portuale.

“Questa riforma viola la Costituzione, che individua le infrastrutture portuali come materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni- sottolinea de Pascale-. Crea una società, un ennesimo carrozzone di Stato, che rischia di generare nuovi costi, sottraendo competenze alle Autorità di sistema portuale senza produrre alcun beneficio. E viola un principio fondamentale della nostra Costituzione: sulla portualità le scelte strategiche si costruiscono insieme ai territori”.

“Paradossalmente, ogni volta che c’è una grande criticità si nominano commissari i presidenti di Regione per realizzare le infrastrutture straordinarie- prosegue il presidente-. Da un lato l’autonomia differenziata vuole legiferare in maniera diversa in tutte le Regioni italiane, dall’altra si vogliono accentrare a Roma funzioni amministrative fondamentali. Non c’è una visione complessiva. Ci si fermi con questa riforma, si costruisca una strategia nazionale condivisa con i territori e si lascino alle Autorità di sistema portuale le competenze amministrative e operative che spettano loro”.